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Home Alchimia Laboratorio La natura di Sèraphine

La natura di Sèraphine

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Energia vitale | Natura | personalità

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Sembra quasi impossibile che sia stata un’autodidatta, semianalfabeta ad aver dipinto oli su tela...

 

Seraphine de Senlis

Se i pittori «primitivi» sono quelli che, al di fuori di ogni accademia o tradizione, riescono a cogliere il senso più profondo del rapporto tra l’uomo e la natura - pensate alle «foreste» del doganiere Rousseau, alle «bestie feroci» del nostro Ligabue - la storia della pittrice naïve Séraphine de Senlis (dal nome del paese in cui visse) è forse la più indicativa ed esemplare: della forza fantastica di quest’arte, del suo valore metaforico e psicologico ma anche del contrastato e spesso drammatico rapporto che nette gli artisti contro la società in cui vivono.

Come epitaffio avrebbe voluto: “Qui riposa Séraphine Louis, che non ha rivali, aspettando la sua felice Resurrezione”. E’ stata invece seppellita in una fossa comune, dopo aver passato gli ultimi anni della sua Vita, affamata e dimenticata, nell’orrore del manicomio; vittima, tra le vittime dell’occupazione nazista. Pittrice spontanea, appartenente al gruppo detto dei Primitivi Moderni, Séraphine Louis nasce nel 1864 ad Arsy e muore nel manicomio di Clermont-de-l’Oise, nell’inverno del 1942, dopo una reclusione di dieci anni.

Ultima figlia di genitori anziani, rimasta orfana ancora piccola, a dieci anni è mandata a servizio. Séraphine non conosce il sollievo della famiglia, né di una casa propria. Dopo vent’anni passati nell’impersonalità al riparo di un convento (di cui, negli anni del manicomio, denuncerà non creduta la violenza e i soprusi), nel 1906 si trasferisce a Senlis, città di pietra grigia e d’antico splendore (dimora dei re di Francia), ricca di giardini nascosti.

Ispirata dagli angeli

Profondamente religiosa, inizia a dipingere perché così le è stato comandato dagli angeli. Ispirata dalla Vergine Maria canta salmi mentre di notte fabbrica i suoi colori e dipinge su tavole di legno. Conduce una Vita ambigua: i “il nero lavoro da sguattera” di giorno, per guadagnarsi da vivere, e i “lavori colorati da sognatrice” di notte. Questi sono fiammeggianti piume che si animano di colore. Intrichi di fiori, foglie e frutti: una natura esplosiva che ha in sé anche la possibilità del disfacimento. Sono trionfi di lussureggianti glorie al cielo, ma anche angoscianti immagini riflesse di un tormento che la tela trattiene dall’abisso. Corpulenta e impacciata, sola ed emarginata, nasconde un meraviglioso che emerge dalle sue tele, via via sempre più grandi. I colori sono brillanti e hanno la lucidità delle pitture del rinascimento, frutto di segrete misture alchimie di succhi vegetali, argille e sangue suo o di macelleria, mescolati all’olio sottratto ai lumini della chiesa.

L'incontro con Wilhelm Uhde

Poi, nell’autunno del 1912, arriva a Senlis Wilhelm Uhde, critico e mercante d’arte scopritore di Picasso e Braque, e Séraphine è incaricata di servirlo, di cerare i suoi pavimenti e di lavargli la biancheria. E’ un incontro che segnerà la Vita di entrambi: alla serva darà la dignità della pittrice e al critico l’ispirazione per una nuova collezione. Uhde, tedesco e omosessuale, da quel momento entrerà e uscirà dalla sua Vita, contribuendo, inconsapevolmente, all’alterazione di un precario equilibrio e all’amplificazione di un male trattenuto nell’ombra da una pittura idealista e visionaria. Séraphine , divenuta ossessivamente tutt’uno con le sue creazioni, si perde a poco a poco mentre diventa pittrice riconosciuta, snaturata da aspettative di fama e affetta da manie di grandezza, conseguenza anche di una repentina uscita da uno stato di profonda miseria. La crisi economica del ‘29, che si riflette presto anche in Europa, metterà in difficoltà Uhde che, non più in grado di far fronte ai suoi debiti, le chiederà una maggiore oculatezza e le annuncerà la necessità di rinviare la sua prima personale. E’ un duro colpo, Séraphine dipinge sempre meno. Si isola sempre più e si perde nelle forme deliranti di una psicosi. Ossessionata e tormentata da voci interiori, vaga per il paese inquietando e allarmando una comunità che non è in grado di capire, di ascoltare e di prestare assistenza, fino all’internamento in manicomio nel febbraio del 1932. Il 31 gennaio del 1932 Séraphine viene condotta dai gendarmi in ospedale. La sentenza poi emessa definitivamente fu di: “delirio, allucinazioni psico-sensoriali, tanto profonde della sensibilità…”.

La pittrice muore, dimenticata nel manicomio di Clermont, probabilmente di fame, (anche Antonin Artaud, ricoverato altrove per sindrome paranoica, scrive lo stesso anno, «Ho fame...») la sera dell' 11 dicembre 1942. Ha 78 anni, e nei dieci di internamento, non ha mai più dipinto.

Uhde ha continuato ad esporre il suo lavoro: nel 1932, alla mostra "Il Modern Primitives" a Parigi, nel 1937-38 in una mostra dal titolo "I Maestri Popolare di Realtà", che ha esibito a Parigi, Zurigo e New York (al MoMA ) , nel 1942, al "Primitivi del 20 ° secolo" mostra a Parigi, e infine, nel 1945, in una mostra personale del suo lavoro a Parigi. 

L'arte di Seraphine de Senlis

E' arduo guardare una tela di Séraphine . Non ci sono spazi vuoti, mai figure umane, animali, oggetti. Solo intrecci inseparabili, invadenti, segreti, di fiori, frutti, rami e foglie, che sembrano piume di pavoni, mentre l'occhio si perde tra le mille sfumature dei verdi, turchesi, gialli, rossi, azzurri, tracce di bianco e profili di nero. Una trama segreta impastata di felicità e visione onirica. Si sprofonda in un mondo della natura sconosciuto perché ignorato, una botanica speciale, sua profonda rivelazione. Gli alberi mostrano le loro radici, che sembrano diffondersi dal nulla, e all'apparente aspetto ostile si contrappongono le loro espressioni più vere di "Alberi della Vita". I frutti (mele, limoni, ciliegie, melograni) hanno una corposità così percepibile,che viene l'istinto di accarezzarli. Fra le ondulazioni di bacche e petali, si mimetizza la firma di Séraphine , quasi un’estensione della pittura. Autoconsapevolezza della sua arte, che difendeva con determinazione dalla derisione, che spesso subiva dai notabili benpensanti e dalle beghine per la sua personalità stravagante e la "pretesa" di elevarsi dalla condizione di "serva senza famiglia", per acquisire una dignità di artista.

Si sa che questa donna ingenua, burbera, ma buona e generosa, poco piacevole, il viso e il corpo segnati dalle fatiche fin da bambina, non ha mai vissuto l’affetto e la passione di un amore. Eppure le sue tele trasudano una sensualità e una passionalità dirompenti. L'arte di Séraphine non è semplicemente istantaneità e impulso naturale; la scelta dei colori, delle composizioni delle forme, sono frutto di un'alchimia voluta. E sono i colori a catturare la sensitività visiva degli occhi e l’impressionabilità emotiva del cuore, frutto di una miscela segreta, "alla mia maniera" diceva: un miscuglio composto di smalti, vernici fluide, manciate di terra, sangue di animali, "olio santo" dei lumini della chiesa, arbusti e frutti. E sarà proprio l'intensità e la particolarità dei colori, la felicità che esprimevano, a colpire lo sguardo competente di Wilhelm Uhde, raffinato critico e collezionista d'arte tedesco, trapiantato a Parigi. Avviene allora che i destini di due anima solitarie, due spiriti liberi, due "non omologati", si intreccino e con loro si incontrino due mondi: quello umile di Séraphine che vive da sempre in casa d'altri, espropriata di una propria Vita privata, e quello aristocratico di Uhde. Sembra quasi impossibile che sia stata un’autodidatta, semianalfabeta ad aver dipinto oli su tela alti quasi due metri come “les grandes margherites”, “l’arbre du Paradis”, “les grappes de raisin”, “l’arbre de vie”, che sembrano un inno alla Vita e alla gioia.
Ed è difficile pensare che questa luce intensa, che i suoi quadri diffondono, abbiano potuto precipitare la sua autrice nel “lato oscuro” della mente.

 Le essenze dei fiori di Seraphine de Senlis

 

DENOMINAZIONE LATINA : Arcto acaulis (African Daisy)

INDICAZIONI : Per affrontare  problemi di rabbia. Temperamento capriccioso. Irritabilità. Nausea allo stomaco. Ulcere dovute alla rabbia inespressa. Rabbia-o-collera sentirsi perseguitato. 

Siete un tipo viscerale anche se come tipo di persona non ve ne rendete conto. Un sacco di vostre decisioni si basano sull'istinto primordiale che può però essere modificato coscientemente. Tuttavia, siete anche un amalgama meraviglioso della mente razionale (emisfero sinistro) e del cervello destro (istinto e intuizione e sogno) Se si comprende questa possibile alchimia, siete veramente in equilibrio, si diventa progressivamente "intero-cervello", utilizzando entrambi gli emisferi del cervello a un livello molto elevato.

 

 

DENOMINAZIONE LATINA: Vitis vinifera

LA PERSONALITA' DELLA PIANTA: Vine ha un grande controllo su se stessa perché è una liana che se nella sua capacità di arrampicarsi non incontra una guida, finirà per attorcigliarsi attorno a sé. Ha "le redini in mano" perché le ramificazioni della vite si afferrano al tutor a mo' di spirali, e come se fossero redini. Arriva dove si propone, le ramificazioni della vite sono le incaricate di esplorare lo spazio alla ricerca di un sostegno per espandersi all'infinito. Agisce sempre con "mano dura" perché le ramificazioni sono come "manine" che una volta afferrate al tutor s'induriscono come il legno.
ECCESSIVA PREOCCUPAZIONE, TROPPA VOLONTA' DI POTERE CHE VIENE ESPRESSA O REPRESSA.
Parola di Bach:"Per le persone molto capaci, consapevoli dei loro talenti, fiduciose di riuscire. Essendo così sicure, pensano che sarebbe bene se gli altri si lasciassero persuadere a fare le cose come essi le fanno, o come sono certi che sia giusto fare. Anche nella malattia continuano a dirigere chi è al loro servizio. Possono essere di grande aiuto nei casi di emergenza".

 

 

 

DENOMINAZIONE LATINA: Malus pumilia

Qualità: Chiarezza, tranquillità 

Messaggio di autocoscienza: per la chiarezza della mente; per stare in buona salute, atteggiamento magnetico; abbondanza di nutrimento interiore per i pensieri, speranza, motivazione a prendersi cura di se stessi, naturalmente un atteggiamento positivo. 

Corregge queste disarmonie:confusione mentale; paure per la propria salute; angosciarsi, dubbio, indecisione; ripetersi di emozioni tossiche come la rabbia, la gelosia e la paura, un senso di vulnerabilità fisica o emotiva. 

Tratto dalle essenze del maestro


   

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Agosto 2011 14:54  

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